OST LIFE – La mia adolescenza in 4 canzoni

Fortunatamente sono cresciuta in una famiglia che mi ha abituata fin da subito all’ascolto della musica. Della buona musica. Da piccola ho fatto numerosi viaggi in auto con i  miei genitori e tutti erano corredati da ottime colonne sonore: Pink Floyd, Depeche Mode, Jimi Hendrix, Nirvana e così via. Insomma, non sono cresciuta ascoltando musica brutta e per questo mi sento molto fortunata. Quando ho iniziato a frequentare le scuole medie mi sono subito imbattuta in fan sfegatate dei Backstreet Boys e boyband varie tipiche degli anni ’90. Lo ammetto, per curiosità acquistai anche io la cassetta di Backstreet’s Back e riconobbi subito la mediocrità di tale situazione. Ciò che mi disturbava non era la musica pop, anzi, quella era pure orecchiabile. Quello che mi disturbava altamente era il fatto che al centro dell’attrazione non ci fosse la musica, ma l’estetica dei componenti. Insomma, io volevo appassionarmi a gruppi che sapevano cantare, suonare e che erano in grado di trasmettermi emozioni vere (continuo a chiedermi perché tutte le canzoni delle boyband dovevano per forza trattare solamente l’amore. E poi lo trattavano pure nello stesso identico modo. E che palle!)

Ma tutto cambiò quando in un pomeriggio uggioso mi ritrovai in un Media World e venni rapita da Dizzy up the girl, uno dei dischi più famosi (sarà per il singolone Iris?) dei Goo Goo Dolls. Basta, era fatta. Arrivarono poi le Hole, i Foo Figheters e il punk rock. Il resto (non tutto eh) è qua sotto:

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