La famiglia delle piccole cose

Tra poco meno di 2 ore torno a Bologna, dopo 10 giorni di full immersion passati con la mia famiglia nella mia città natale, tra Varese e Milano.  Qui risiedono stabili una buona parte dei miei ricordi di bambina e delle mie avventure da teenager. La casa dei miei genitori ha sempre lo stesso profumo rassicurante che senti in quei luoghi dove puoi dire di essere al sicuro. Quel profumo dolce, ma un po’ speziato che è frutto di un gran mischione generato dall’incontro di litri di Gucci Rush (mamma) e Boss (papà), mi accompagna ogni volta che torno qui e scandisce con toni sicuri  le mie giornate in famiglia.

Mi ritengo fortunata perché grazie ai treni AV riesco a raggiungere casa in 1 ora circa. Ma tutta la quotidianità si perde, la possibilità di dire “Oggi vado a pranzo dai miei” si perde. Ora, non voglio iniziare a fare la melodrammatica perché se c’è una cosa che mi sono imposta è quella di avere sempre il sorriso ed affrontare la vita con animo solare e spensierato. In realtà l’obiettivo di questo post (sì, perché tutti i miei post, alla fine, hanno uno scopo preciso, ricordi cosa ti ho raccontato qui?) non era quello di ammorbarvi con tristezza e malinconia. Ma soprattutto volevo riflettere su quanto la distanza sommata all’età siano in grado di cambiare il proprio punto di vista.

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Una piccola mini-me

Ricordo che a 19 anni circa, quando ho “lasciato” il nido familiare per motivi vari, tra cui la scelta di un corso di laurea che si trovava a più di 300 km di distanza, ero carica di iniziative e con tanta voglia di scoprire il mondo da sola, con le mie forze. Il distacco non mi spaventava, anzi. Sapevo che in quel momento mi sarebbe stato utile per crescere. E così è stato.

Dieci anni dopo, in seguito tante esperienze di vita, professionali e anche tante minchiate, ho sentito sempre più la necessità di stare vicino alla famiglia e di ricongiungermi con tutti i miei ricordi. Ora quando devo ripartire mi assale una tristezza infinita, che manco il peggio film strappalacrime!

Quello che mi frega sempre non sono i grandi sentimenti, ma le piccole cose. Quelle che io chiamo le minuscolezze!

  • Mamma ti compra il latte anche se lei lo odia, perché sa che tu lo ami
  • Ogni pasto si trasforma quasi in una festa, come se ci fosse un ospite speciale da celebrare
  • Papà ti porta i bagagli fino all’entrata del treno perché “dai, tanto è presto!” – leggesi: così stiamo ancora un po’ insieme
  • Una volta hai detto che i prodotti X sono ottimi e li ami e quando torni mamma ti fa trovare tutta la campionatura
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Rientrare tutti in una foto quadrata è altamente complicato

E avanti così. Poi ovviamente non mancano le dimostrazioni d’affetto di grande valore. Anzi, quelle non mancano mai. Ma in realtà sono i piccoli gesti che emozionano. E ogni tanto ti chiedi: hai visto?

Quei gesti che una volta davi per scontato sono la traduzione materiale dell’affetto e dell’amore infinito che la famiglia prova per te

Non ci sono altre parole per descrivere queste emozioni. E’ così e basta. E vi assicuro che tutto questo è triplicato nel caso vi troviate in una situazione tipo la mia. E’ vero che la distanza screma le relazioni e fa emergere l’amore vero, ma cheppalle! Poi mi fermo a riflettere e penso che alla fine io sono felice della mia situazione perché è proprio grazie a questa lontananza che ho capito quanto la famiglia è importante. Se prima da ragazzina aspettavo con ansia la mia libertà, ora da donna aspetto con ansia di riunirmi con chi quella libertà me l’ha concessa e mi ha insegnato a gestirla.

Stamattina mi sono svegliata e avevo voglia di scrivere questo post per esorcizzare malinconia e tristezza. L’ho scritto per me stessa e per la miriade di persone che hanno la propria famiglia lontana e sanno cosa vuol dire. Ma questo post è dedicato soprattutto a tutte quelle persone che i proprio cari li hanno vicini, magari a 50 mt, e continuano a dare per scontato quando la mamma porta a casa quella crema corpo che vi piace tanto perché tanto è passata dal supermercato.

5 commenti

  1. Come ti capisco, sono ormai 9 anni che per quella libertà tanto desiderata abito a più di 1000km di distanza dai miei. Solo adesso mi rendo conto di aver, non perso, ma “mancato” 9 anni di quotidianità. Mi hanno vista partire 18enne, mi ritrovano donna e cambiata ogni volta che vado a trovarli. Ma loro non hanno vissuto questo cambiamento come io non ho vissuto loro.
    Con la speranza un giorno di poter accorciare questa enorme distanza.

    Ps. ho adorato questo post, hai toccato un mio punto debole.

    1. Fancy Mistake dice: Rispondi

      :*

  2. E’ la prima volta che leggo il tuo blog, nonostante ti seguo già da un po’ su instagram e snapchat, quando hai parlato di questo tuo post mi sono incuriosita molto e sono venuta a leggerlo… Grazie per queste parole, sono esattamente ciò che provo, ma non sarei mai stata capace di esprimerlo così bene… Io sono quasi “scappata” da casa ed ero una persona praticamente allergica alla famiglia.Ero perchè la lontananza mi ha fatto capire un sacco di cose, e quando torno a trovare i miei e vivere la loro semplice quotidianità e routine non è più una cosa noiosa come lo era prima, ma diventa un luogo sicuro, delle piccole gioie da conservare e che ti scaldano quando sei lontano. Insomma, ti capisco benissimo.

    1. Fancy Mistake dice: Rispondi

      Ciao Nicole! Le tue parole mi rendono davvero felice. Mi fa piacere che tu ti sia ritrovata nelle mie parole!

  3. Ciao Eleonora, anche da uno che vive a 50 m dai suoi (sì sì proprio 50, contati a passi :), posso dire che hai ragione, ma ho vissuto per brevi periodi lontano e confermo che la distanza fa cambiare prospettiva su un sacco di gesti, che da dentro (da casa dei genitori) non cogli e non apprezzi. Ma ti assicuro che la distanza serve eccome, magari una via di mezzo tra la mia e la tua, facciamo 20 Km? La distanza, anche 50 m, sono relativi, io vedo i miei una volta al mese, con mio figlio ovviamente le cose sono cambiate, ma se non fosse per lui (e prima che arrivasse lui), quella sarebbe la frequenza con cui vedevo mia madre e mio padre, e probabilmente tornerò a quella frequenza una volta che il figlio non avrà più bisogno dei nonni. E credo vada bene così, non è la distanza che misura gli affetti, anzi più sono solidi e più si può allungare e paradossalmente a volte più si rimane vicini prima e più frequentemente è probabile che si deteriorano.

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